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---- Il giudizio formulato dagli esperti del settore ----

In concomitanza con la sua immissione sul mercato automobilistico dell'epoca, dopo averla testata accuratamente, gli operatori del settore giudicarono la vettura idubbiamente confortevole, sicura e affidabile su strada, ma nel contempo notarono che le sue prestazioni erano notevolmente penalizzate dal suo peso eccessivo, che in ordine di marcia superava i diciassette quintali, nonché dalla  scarsa potenza in rapporto alla cilindrata erogata dal motore che la equipaggiava, che a stento raggiungeva circa 140 HP.

In effetti durante lo sviluppo del propulsore i tecnici, più della potenza massima, avevano privilegiato la fluidità di erogazione e l'elasticità di marcia, ma è innegabile che le sue concorrenti d'oltralpe fossero equipaggiate con propulsori più potenti, ugualmente fluidi e alloggiati in carrozzerie più leggere.

La casa madre, nel corso dell'anno 1970, tentò di porre rimedio a tale carenza incrementando la cubatura del propulsore, ottenendo come risultato un aumento di potenza di circa una ventina di HP, ed il valore della stessa raggiunse i 160 HP circa.

Tale valore era comunque ancora molto lontano da quelli raggiunti dai propulsori della stessa cubatura che equipaggiavano i modelli prodotti da marche concorrenti, che sfioravano i 200 HP, e che spesso erano caratterizzati dall'adozione di soluzioni tecniche più raffinate, come l'iniezione meccanica.

A causa di ciò l'autovettura rimase sempre penalizzata da un punto di vista prettamente prestazionale quando la si confrontava con le sue dirette rivali dell' epoca, quali la BMW E3 2800, la Mercedes 280 SE, e la Jaguar XJ6 2.8.

--------------- Il debutto della Fiat 130 coupè ---------------

Nel corso dell'anno 1971 la casa madre lanciò sul mercato anche la versione coupé del modello, il cui studio della scocca era stato affidato alla Pininfarina, anziche al Centro Stile interno della casa madre.

La scocca, assemblata presso lo stabilimento Fiat di Rivalta, veniva consegnata nuda allo stabilimento della Pininfarina che provvedeva sia alla finitura complessiva, sia al marchio, e la successiva commercializzazione di tale versione fu sempre di competenza Fiat.

Una fortunosa istantanea di uno dei prototipi della Fiat 130 coupè

La Fiat 130 coupè, esteticamente senza alcun dubbio molto più moderna e accattivante della versione berlina, venne anche fatta successivamente oggetto di elaborazione da parte di altri carrozzieri, quali per esempio la Carrozzeria Pavesi, che ne allestì una piccola serie, ovviamente diversa dalla base di partenza.

Tale versione differiva dalla serie di normale produzione per il tettuccio, rivestito, in osssequio ad una moda imperante all' epoca in vinile nero, e per gli interni, diversamente rivestiti rispetto a quelli originali.

Una rara immagine della

Fiat  130  coupè   Pavesi

La Fiat 130 Coupé mutuò in massima parte la meccanica dalla berlina, ma il motore del modello in questione era caratterizzato dall'avere una cubatura leggermente superiore, precisamente del valore di 3235 cm³, e ciò più a beneficio della coppia massima e dell'elasticità di marcia che della potenza, cresciuta di poco, passata da 160 HP a 165 HP.

Tale motore nel corso dell'anno, venne successivamente utilizzato per equipaggiare anche la berlina, che della coupé adottò anche la rinnovata console centrale, caratterizzata da un disegno più razionale e moderno rispetto a quella che equipaggiava il modello precedente.

Una altra grave pecca, che nonostante i vari tentativi posti in atto allo scopo di ridurre l' entità dell' inconveniente afflisse sempre tale propulsore, furono i suoi consumi specifici, purtroppo elevatissimi e assolutamente proibitivi anche in relazione alla cilindrata, poiché essi si rivelarono addirittura superiori a quelli di alcuni V8 americani prodotti all'epoca, in quanto non era difficile scendere attorno a valori dell' ordine dei 2/3 Km percorsi consumando un litro di carburante nel ciclo urbano, e 3/4 Km percorsi consumando lo stesso quantitativo di carburante nel ciclo extraurbano.

Il problema principale che comunque afflisse il modello durante tutto il corso della sua gestazione e nel corso della sua successiva commercializzazione, fu rappresentato dalla vulgata popolare universalmente accettata e diffusa all'epoca, sia presso gli operatori del settore, sia presso i potenziali acquirenti dell'autovettura, poiché essi consideravano la Fiat una casa automobilistica specializzata esclusivamente nella produzione di auto utilitarie, e del tutto incapace o comunque inadatta a cimentarsi in un settore, quello delle berline di lusso, che storicamente non era mai stato di sua competenza.

Sostanzialmente tale autovettura, oltre che dai suoi pur innegabili difetti, fu sempre anche notevolmente penalizzata dalle sue origini, troppo poco "aristocratiche", ma anzi eccessivamente "proletarie", quantomeno agli occhi del pubblico automobilistico dell' epoca.

La grave crisi petrolifera che prese l'avvio nel corso dell'anno 1973 determinò poi di fatto la morte commerciale del modello, in quanto i consensi tributati alla versione coupé della sfortunata berlinona si tradussero solamente negli apprezzamenti per la sua linea esteriore, definita molto riuscita, opera del Centro Stile della Pininfarina, ma purtroppo non si tradussero mai in consistenti numeri di vendita, poichè il mercato automobilistico dell' epoca lo accolse ancor più tiepidamente di quanto avesse già accolto la versione berlina.

Inoltre era palese la circostanza che l'utilizzo di un'autovettura caratterizzata da consumi così elevati, complice il costo del carburante, di fatto quintuplicato nel giro di qualche mese, fosse diventato improvvisamente antieconomico, anche per una clientela che solitamente disponeva di consistenti risorse finanziarie.

------ Gli studi delle varianti della Fiat 130 coupè ------

Indubbiamente la Fiat 130 coupè venne concepita come una vettura dalla carrozzeria dotata di un design per l' epoca sicuramente molto moderno, ma al tempo stesso anche decisamente classico, sostanzialmente una bella interpretazione del tema delle autovetture coupè caratterizzate dall' avere la carrozzeria a "tre volumi".

Si ha però anche notizia di alcuni studi stilistici, relativi ad altre versioni della predetta Fiat 130 coupè, caratterizzate dall' utilizzo di soluzioni stilistiche di tipo totalmente differente.

Qui di seguito è raccolta una serie di bozzetti, relativi a una versione Fast-Back dela super-ammiraglia made in Fiat, che però non diedero luogo ad alcun seguito produttivo.

Piu dettagliatamente, il primo riguarda lo studio di una versione della Fiat 130 coupè concepita espressamente per soddisfare le esigenze del particolare mercato americano.

La sua linea, sorprendentemente moderna, si rifaceva ai canoni estetici tipici di una certa produzione d' oltreoceano dell' epoca, e ciò e pienamente conprensibile, dal momento che quello era il suo mercato di destinazione.

Le immagini relative agli altri bozzetti riguardano invece lo studio di versioni Fast-back (ossia a coda tronca...) della versione coupè della sfortunata ammiraglia made in Fiat degli anni 70.

Uno studio della particolare Fiat 130 coupè concepita per il mercato americano

Alcuni bozzetti di studi relativi alla versione "Fast-Back" della Fiat 130 coupè

La Fiat 130 berlina e coupè nella cultura popolare

E' purtroppo palese e innegabile il fatto che la Fiat 130 nacque, come si suol dire, sotto una cattiva stella, e ciò inevitabilmente si riflesse anche nella pessima fama che a causa delle sue pur innegabili pecche si costruì rapidamente presso il cosiddetto "immaginario collettivo" degli automobilisti dell'epoca.

La "vulgata popolare" che ai tempi ben presto si diffuse attorno alla sfortunata super-berlinona Fiat finì per esaltare paurosamente in eccesso i pur innegabili difetti che realmente affliggevano l' autovettura, quali per esempio quelli rappresentati dai consumi eccessivi, specie se rapportati alla cubatura del propulsore che la equipaggiava, dalle prestazioni che la vettura stessa era in grado di sviluppare, non del tutto consone alla categoria alla quale essa apparteneva, e dalla non eccessiva modernità della sua linea esteriore, giudicata dai detrattori della vettura anonima, sorpassata, e in definitiva incapace di suscitare il benchè minimo entusiasmo.

La stessa vulgata popolare però non pose mai l'accento sui pregi della sfortunata ammiraglia, che pure erano esistenti e apprezzabili, poichè la Fiat 130 si dimostrò comunque alla prova dei fatti una vettura molto signorile, molto comoda, molto robusta, molto ben rifinita, ed infine anche molto affidabile.

Pertanto quello che purtroppo si stava rivelando uno dei peggiori "fiaschi" a livello commerciale prodotto dalla Fiat nel periodo postbellico spesso venne soprannominata dalla collettività con appellativi assai poco lusinghieri, quali "carrozzone" (principalmente a causa della linea della berlina, tutto definibile fuorché entusiasmante o rivoluzionaria), "125 gonfiata" (a causa della sua eccessiva somiglianza con un modello di gamma inferiore prodotto dalla stessa Fiat all'epoca, la Fiat 125 appunto), "polmone" (a causa delle sue prestazioni, piuttosto fiacche e inadeguate in rapporto alla cubatura del propulsore che la equipaggiava e al rango al quale apparteneva l'autovettura), e "petroliera" (a causa dei consumi eccessivi, talvolta addirittura superiori a quelli dei monumentali V8 che equipaggiavano le vetture statunitensi prodotte all'epoca).

Dunque, a differenza di altre vetture prodotte dall' industria automobilistica italiana all' epoca, la grossa berlinona Fiat non entrò mai nelle simpatie del pubblico automobilistico dei tempi, cadendo anzi ben presto nel più completo dimenticatoio e nel più totale oblio, una volta uscita di produzione.

Gli esemplari riconsegnati presso i concessionari Fiat dell' epoca, pressochè incollocabili sul mercato automobilistico dell' usato, penalizzati sia dalla sfavorevole vulgata popolare che che si era diffusa attorno al modello, sia dalla situazione contingente che penalizzava le auto esose e particolari, e inevitabilmente le penalizzava ancora di pù dopo l' infausto avvento della crisi energetica, rimasero per anni esposti negli androni secondari dei locali adibiti a esposizione, raccogliendo anzichè apprezzamenti, cospicui quantitativi di polvere.

Paradossalmente, la stessa triste sorte toccò alla Fiat 130 coupè, penalizzata oltremisura dagli stessi difetti (fatta eccezione per la validità della sua linea esteriore, giudicata molto più moderna e gradevole rispetto a quella della versione berlina...), ed anche dalla conseguente cattiva fama che affliggevano la versione quattroporte.

Inoltre tale versione venne posta in commercio praticamente quasi a ridosso dell' avvento della terribile crisi petrolifera che nel corso dell' anno 1973 colpì in modo letale l' economia occidentale, e il verificarsi di quello stato di cose le vibrò, commercialmente parlando, il colpo finale.

In effetti, solamente dopo svariati anni dalla loro uscita di produzione entrambe queste particolari e sfortunate autovetture si sono prese una rivincita sulla loro storia, poichè sono diventate da tempo oggetto di particolari cure e attenzioni da parte degli amanti delle auto d' epoca o dei semplici appassionati di automobilismo.

Costoro non le considerano semplicemente delle auto "sbagliate", bensì delle vetture dai contenuti estetici e meccanici particolari e molto interessanti,  che sicuramente avrebbero meritato una sorte molto migliore di quella che purtroppo gli è toccata.

Una foto ufficiale, relativa al debutto della Fiat 130 berlina

Tre bei disegni, raffiguranti la Fiat 130 coupè